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Maria Sardina

Perspicace sin dall’infanzia, supera brillantemente gli studi, pagati in parte da un suo caro cognato.

A diciassette anni è già ostetrica. Si distingue per talento ed empatia e comincia ad assistere le gestanti dalla gravidanza al puerperio. Silenzio…Facciamo silenzio…Andiamo ora a spiarla in casa di una donna in travaglio.

La meraviglia ci coglie mentre si sbraccia e si affatica. Non è una levatrice qualsiasi, incoraggia, incita e al contempo rassicura, accompagnando ogni doglia con l’esortazione:- “Fuoizza ca cci siemu. Fuoizza!” Sollecita le parenti più prossime ad aiutarla in ogni sua necessità. Invoca sottovoce “Leocarda” e Brigida e, se non bastasse, altri santi, supplicandoli di non abbandonarla mai nella sua nobile missione. La creatura nasce…Il primo vagito…Il controllo…Purtroppo succede, seppur di rado, che il neonato sia in sofferenza; Maria non esita e lo battezza. Quasi sempre i parti vanno al meglio, e allora lei esulta, esprime gioia e coinvolge gli astanti a commentare eventuali bellezze e somiglianze fisiche.

Dopo la vestizione,  intinge il dito nella tazza e inumidisce le labbra della creatura con una stilla di caffè. È per lei la celebrazione del buon parto, è il varo di una nuova esistenza, l’auspicio di una vita intensa. Una cura particolare merita il cordone, suo marchio distintivo: l’ ombelico esteticamente perfetto.

Quando la madre e il neonato sono in condizioni di povertà, allerta familiari, amici e conoscenti, provvedendo in breve tempo al necessario per entrambi, senza pietismi, accompagnando ogni gesto con linguaggio verace e colorito.

L’umanità di Maria dilaga in molti campi del vivere. Il verbo sgravare, nell’accezione di “liberare” è per lei imperativo; sgravare la gente da ambasce e oppressioni,  non perdendo mai di vista la gerarchia delle urgenze, secondo un ordine non svelato, ma categorico. La sensibilità è tale che non riesce a mandare giù il suo pasto, se non provvede giornalmente ad una povera donna che non ha i mezzi per farlo.

La schiettezza è prorompente, dirà:- Sto invecchiando, solo la lingua non m’invecchia
Maria è un patrimonio, non c’è persona che incontrandola, non riceva una ventata di ricchezza, e lei ne è fiera. Sa che tutti, per molti versi, le sono e le saranno sempre grati.

Ora incrociamo il suo sguardo ammiccante, incline al sorriso:-Ricoiddati ca io sugnu a prima ca viristi ‘nna sta tierra, e ca ti retti u cafè- La vediamo sempre attiva, con la consapevolezza di essere per tutti importante, ma con l’umiltà di aver servito e continuare a servire, certa, come ama affermare, che  “nascita e moitti su ‘mputiri a Ddiu”…Silenzio… facciamo di nuovo silenzio… Attendiamo di vederla ripartire, eternamente pronta verso la vita che chiama ed esige.

Via Gabriele D'Annunzio, 35 - Aspra Bagheria PA

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