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Rosalia Balistreri

L’incontro era già esperienza, aggrottava la fronte, accennava un sorriso e poi…”Comu si…” Quella domanda era diretta al mondo in te. Nessuna persona si affacciava alla tua vita, come sapeva fare lei.

La sua autorevolezza le consentiva, pur sempre con discrezione, di saggiare i tuoi giorni, per poi magari esortarti, incoraggiarti. Rosalia, radicata alla terra e ben protesa al cielo, sapeva amare.

Era una donna senza compromessi, autentica, essenziale. Usava le parole con parsimonia, parole chiare per condurti nelle vie migliori. A volte, con la sua innata ironia, cantilenava qualche motto, quasi a smorzarne la solennità dei toni. I sermoni erano per lei opera del “superfluo”, espedienti di pura vanità. Aveva conseguito la licenza elementare nell’unica classe del paese che accorpava alunni di diversa età.

Da bambina, era stata avviata dalla madre alla nobile arte del ricamo; era ancora ragazza, quando rimase orfana. Non ebbe nemmeno il tempo di elaborare la perdita che dovette farsi carico delle istanze del padre e dei fratelli.

Gli obblighi la impegnavano molto, ma riusciva comunque a coltivare la più grande passione: la lettura. Amava leggere, non c’era giorno in cui non dissetasse i suoi sogni, leggendo: Cagliostro, i Beati Paoli, Coriolano della Floresta…Testi che appagavano la sua brama di giustizia, proiettata in tutti gli aspetti del vivere, non ultimo nel suo amato sport, il pugilato.

Si esaltava quando un avversario, ritenuto fragile, metteva al tappeto il più arrogante. Era così! Gioiva tutte le volte che i prepotenti soccombevano ai deboli. Col suo spiccato senso materno, aiutava le ragazze del luogo nei loro compiti quotidiani, soprattutto al telaio. In quei momenti, tutte insieme, disposte in cerchio, fortificavano la condivisione, cantando o ascoltando alla radio i grandi classici della letteratura: I Miserabili, I fratelli Karamazoff, Canne al vento…Scelse tra i pretendenti l’amato Pasquale, lo sposò ed ebbe tre figli. Entrambi vissero in grande sintonia di intenti; provvedevano alle necessità dei vicini ed erano chiamati ad appianare questioni a volte spinose, sempre in segretezza e senza riserve.

Nell’atmosfera antica della loro dimora, ogni oggetto era disposto secondo un ordine religioso, mai abbandonato al caso, inammissibile nel loro credo. Una volta, ormai anziani, sul terrazzo si scambiarono, compiaciuti, un intenso sguardo. Fecero un bilancio e accennarono qualche frase su tutto quello che avevano desiderato e realizzato.

La vita, quella sera, concesse loro l’ultimo tenero abbraccio.

Via Zara, 30 - Aspra Bagheria PA

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